Hera – AMGA, le multiutility e la gestione dei beni comuni

Dichiarazione dell’Assessore all’ambiente del Comune di Forlì Alberto Bellini.

HERA – AMGA, LE MULTIUTILITY E LA GESTIONE DEI BENI COMUNI

“La discussione sui servizi locali è spesso concentrata sulla tensione, ormai molto forte, tra chi pretende una gestione pubblica dei servizi e chi vuole una gestione privata. La percezione che la liberalizzazione dei servizi o l’uso di capitali privati possano risolvere ogni problema, appare semplicistica. D’altra parte, l’idea che basti la “volontà” degli enti locali per realizzare la pubblicizzazione dei servizi, è altrettanto irrealizzabile.

Due sono le priorità che continuano a rimanere indefinite:
- piano di finanziamento degli investimenti necessari per garantire l’erogazione e la qualità del servizio. Investimenti dall’acquedotto fino alla depurazione e sistema fognario, per i quali l’Italia è responsabile di infrazione per gli standard europei. Investimenti per realizzare la raccolta differenziata di qualità e promuovere il recupero di materia;
- regolazione tariffaria attraverso autorità indipendenti e strumenti di verifica dell’efficienza gestionale.

I servizi pubblici locali toccano profondamente la vita delle nostre comunità: i cittadini ci chiedono attenzione alla qualità e alla efficienza economica e trasparenza. All’interno delle società multiutility convivono settori di natura molto diversa. Gas ed energia sono settori completamente liberalizzati nei quali per competere è necessaria una dimensione superiore a quella attuale. Acqua e rifiuti sono settori regolati, per i quali è prevalente la natura di servizio pubblico e di legame con i territori e le loro specifiche esigenze locali. Inoltre, la volontà popolare, espressa dai referendum 2011, indica chiaramente che la maggioranza assoluta degli italiani, ritiene che il servizio idrico debba essere gestito senza nessun profitto, al pari della gestione del verde pubblico, dei parchi, della pubblica illuminazione.

Si ritiene semplicistica l’assunzione che ricorrendo al mercato e alla concorrenza si potranno superare i disservizi e la frammentazione delle gestioni attuali. In realtà, ricorrendo al mercato, al netto della maggiore efficienza, gli investimenti necessari si tradurranno in un adeguamento esponenziale della tariffa. Infatti, gli investimenti dei privati sono garantiti attraverso un metodo tariffario che riconosce in maniera precisa tutti i costi, inclusi i costi di capitale. Difficile immaginare che vi sia la disponibilità di capitali privati se questi non sono adeguatamente remunerati. Assumendo quindi che non vi sia una pressione sul costo del lavoro, la gestione di natura pubblica o quella privata, lasciano irrisolti i due nodi principali: investimenti e tariffe.

Riorganizzare le società multiutility e la regolazione dei servizi pubblici, che sono e saranno un elemento chiave per le politiche ambientali, sono obiettivi non procrastinabili.

Il doppio ruolo di soci di maggioranza e di regolatori limita la possibilità di realizzare questi obiettivi, poiché i soci pubblici sono i rappresentanti nelle agenzie e negli enti d’ambito che affidano i servizi (ATERSIR). Non confermare il patto di sindacato significa proporre un nuovo modello per la governance dei servizi pubblici locali, un modello in cui le amministrazioni pubbliche si dedichino unicamente al ruolo di controllo e programmazione dei servizi, nell’ottica di realizzare investimenti anche se non sono legati a un chiaro ritorno economico diretto. Un modello in cui si prevede il rafforzamento delle autorità di regolazione, che dovranno essere indipendenti dai soci delle multiutility e costituire una struttura tecnica in grado di verificare investimenti e metodi tariffari con meccanismi che includano, oltre al riconoscimento dei costi vivi, anche verifiche concorrenziali, basate su parametri di riferimento per i costi operativi. Le verifiche di tipo concorrenziale dovranno essere sviluppate, in particolare, per quei servizi che operano su mercati regolati, nei quali l’utente non ha la possibilità di cambiare gestore, e nei quali il gestore può beneficiare di economie di scala e garanzie date dalla durata della concessione.
Un modello cui si dovrebbe affiancare un piano nazionale di finanziamento degli investimenti necessari nel settore idrico e nel settore rifiuti. Un piano di finanziamento che potrebbe garantire una crescita occupazionale nel paese, e che troverebbe una copertura economica indiretta, attraverso i risparmi che si otterrebbero a medio termine nel consumo di risorse naturali (acqua e materie prime)”.

Alberto Bellini
Assessore all’Ambiente del Comune di Forlì

COMUNE DI FORLI’: HERA – AMGA, PATTO DI SINDACATO DEI SOCI PUBBLICI

L’Amministrazione comunale di Forlì ha espresso un indirizzo di voto negativo alla fusione tra Hera e Amga, in coerenza con la decisione assunta a ottobre 2012 sulla fusione con Acegas. La decisione è stata assunta pur nella consapevolezza che, in qualità di soci, si considera la fusione positiva dal punto di vista finanziario e si ritiene apprezzabile il progetto industriale che consentirà di acquisire importanti professionalità, utili a competere nel settore gas, che sarà oggetto di prossime gare. Tuttavia l’espressione di voto negativo sottintende una valutazione di natura politica e la necessità di aprire una discussione sulle società multiutility e i servizi pubblici locali, tra i soci pubblici di Hera.
Inoltre, in analogia alla scelta del Comune di Ferrara, l’Amministrazione comunale di Forlì non intende rinnovare il patto di sindacato di Hera, che è e rimane uno strumento fondamentale per i servizi pubblici locali e le politiche ambientali. Il doppio ruolo di soci di maggioranza e di regolatori limita la possibilità di realizzare questi obiettivi, poiché i soci pubblici sono i rappresentanti nelle agenzie e negli enti d’ambito che affidano i servizi (ATERSIR). Non confermare il patto di sindacato significa proporre un nuovo modello per la governance dei servizi pubblici locali, un modello in cui le amministrazioni pubbliche si dedichino unicamente al ruolo di controllo e programmazione dei servizi, nell’ottica di realizzare investimenti anche se non sono legati a un chiaro ritorno economico diretto.

FN065
18 febbraio 2014

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