Cerimonia in memoria di Silver Sirotti: l’intervento dell’Assessore Patrick Leech

Silver Sirotti: tra l’Italia e il mondo, una storia forlivese.

CERIMONIA IN MEMORIA DI SILVER SIROTTI
Intervento dell’Assessore Patrick Leech

Silver Sirotti: tra l’Italia e il mondo, una storia forlivese.

A Silver Sirotti, cittadino Forlivese, è stato conferita la medaglia d’oro al valore civile.
E’ morto il 4 agosto 1974, adoperandosi a salvare la vita dei passeggeri sul treno Italicus, colpito da un attentato criminale rivendicato dagli estremisti di Ordine Nero e che ha ucciso 12 persone e ferite altre 48. Silver era sopravvissuto all’esplosione, ma come si legge nella motivazione al conferimento, con “eccezionale sprezzo del pericolo e incondizionato attaccamento al dovere”, è tornato dentro al treno con un estintore per cercare di domare le fiamme e aiutare i passeggeri intrappolati.

Commemoriamo oggi questo straordinario atto di coraggio e generosità da parte di un singolo cittadino. Credo che sia importante collocare quest’atto anche in un contesto storico preciso: quello degli anni ’70 in Italia e in Europa. Gli anni ’70 in Italia erano caratterizzati dalla cosiddetta “strategia di tensione” volta a delegittimare le istituzioni pubbliche, e a fare valere, attraverso la violenza, una sensazione di paura generalizzata, di terrore. Quindi c’è una valenza particolarmente italiana all’evento: testimonia un periodo in cui, in continuità con gli anni del Ventennio fascista, si è cercato di fare prevalere le ragioni della violenza, della prepotenza e del terrore su quelle della democrazia. La strage dell’Italicus fa parte di quella stagione di terrore eversiva che era già costata 17 morti a Piazza Fontana a Milano nel 1969, altri 8 in Piazza delle Loggia a Brescia sempre nel 1974, e conterà altri 82 alla stazione di Bologna nel 1980, altri 81 nella strage di Ustica ed altri ancora.

Come ha detto molto opportunamente la Presidente della Camera Laura Boldrini in Piazza Maggiore a Bologna, commemorando la strage del 2 agosto quest’anno: “L’Italia è un paese che ha collezionato molte colpe ma che ha conosciuto pochi colpevoli.” E la via della chiarezza e la trasparenza nella politica di oggi e il rispetto per le istituzioni passa attraverso una concezione della giustizia che non può non tenere conto anche di atti che ancora aspettano un’attribuzione chiara di responsabilità e di colpa.
E ancora, l’Italia del 2013 ha bisogno di atti di fiducia nelle sue istituzioni democratiche e di rifiuti categorici di atti eversivi che le contestano. Ha bisogno di riaffermare sempre la sua fiducia nella costituzione della Repubblica democratica, frutto del rifiuto da parte di italiani ed europei, dei totalitarismi e delle violenze che hanno caratterizzata buona parte del primo ‘900; violenze che hanno trovato i loro strascichi negli anni di piombo, negli anni ’70 e ’80 in particolare.

La strage dell’Italicus si colloca, quindi, pienamente nella storia italiana del ‘900, che noi nel 2013, possiamo ignorare soltanto a nostro pericolo. Dobbiamo tenere viva questa storia, e ciò è possibile mediante il nostro impegno come istituzioni ma anche grazie a iniziative significative di cittadini e associazioni. Un esempio importante, a questo riguardo, è quello della realizzazione del film/documentario girato recentemente da due giovani forlivesi, Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo, 4 agosto ’74. Italicus, la strage dimenticata.

Ma la storia dell’Italicus è anche una storia pienamente internazionale. In primis per il numero di stranieri uccisi – ben 3 turisti stranieri. (Numerosi furono anche i turisti stranieri colpiti nella strage della stazione di Bologna.) Ma si inserisce tristemente anche in un clima internazionale più ampio. Due anni prima, l’aeroporto di Monaco fu il teatro di una strage di atleti israeliani da parte del gruppo palestinese “Settembre Nero”, aiutato, a quanto risulta, da neo-nazisti tedeschi. Nel maggio del 1974, solo 11 giorni prima della strage di Piazza della Loggia, 33 civili irlandesi furono uccisi a Dublino e a Monaghan da bombe di terroristi lealisti vicino alle forze dell’ordine dello stato inglese. La triste esperienza italiana degli anni ’70, quindi, fa parte di una stagione di terrore europea più estesa.

Ma la storia di Silver Sirotti – oltre che una storia nazionale e internazionale – è anche una storia forlivese, prima di tutto. Silver ha studiato nella nostra scuola, l’ITIS, e da Forlì andò a Bologna, come tanti altri giovani, per studiare alla Facoltà di Ingegneria. La storia non è mai qualcosa che succede lontano – ha sempre delle attualizzazioni locali, ha sempre persone, luoghi e eventi che possiamo riconoscere tutti, che ci ricordano che la storia con la “S” maiuscola coinvolge sempre qualcuno in particolare in un dato luogo e in un dato momento. Così gli eventi dell’Europa degli anni ’70 non risparmiano la città di Forlì, città “di provincia” che fa parte comunque a pieno titolo di tanti eventi del’900, e che di alcuni ne è protagonista.

Questo, credo, è il senso della nostra presenza qui oggi a commemorare Silver Sirotti nel parco a lui intitolato; è il senso della scultura che vediamo alla stazione ferroviaria di Forlì ogni giorno, il senso del concerto all’aperto che si svolge ogni anno per commemorarlo. Commemoriamo l’azione eroica svolta da un nostro concittadino nel contrasto di eventi dovuti alla violenza e al terrorismo. Commemoriamo il suo incredibile gesto di solidarietà umana, solidarietà forse istintiva che, più ancora di parole come le nostre oggi, illustra e attua il rifiuto della violenza e della politica del terrore che ha caratterizzato buona parte, troppa, del ventesimo secolo.
Ricordare è il nostro modo di riconoscere pubblicamente il significato profondamente umano e democratico del suo gesto.
Ricordare tale gesto, per la nostra amministrazione, per la Città di Forlì, è non solo un dovere quotidiano ma una prospettiva etica e politica da portare avanti nel presente e nel futuro.

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