ECONOMIA DELLA PREVENZIONE: ILVA E GLI ALTRI SENTIERI (*)

Dichiarazione dell’Assessore all’ambiente del Comune di Forlì Alberto Bellini
Riemerge dalla attualità della cronaca il conflitto tra lavoro e salute. Un conflitto che sembrava destinato alle cronache storiche del diciannovesimo secolo. Invece, il caso ILVA e tante altre piccole e grandi situazioni (catalogate nello studio SENTIERI*) ci riportano a questo conflitto.

ECONOMIA DELLA PREVENZIONE: ILVA E GLI ALTRI SENTIERI (*)
Dichiarazione dell’Assessore all’ambiente del Comune di Forlì Alberto Bellini

Riemerge dalla attualità della cronaca il conflitto tra lavoro e salute. Un conflitto che sembrava destinato alle cronache storiche del diciannovesimo secolo. Invece, il caso ILVA e tante altre piccole e grandi situazioni (catalogate nello studio SENTIERI*) ci riportano a questo conflitto.

E’ apprezzabile, a mio parere, che il tema della tutela della salute sia divenuto una priorità e sia al centro della discussione pubblica. Fino a poco tempo fa, in nome dello sviluppo economico, si giustificavano forme di inquinamento ambientale rilevanti e ancora oggi è chiara la tensione tra due visioni diverse, ben descritta da Remo Bodei:

- una visione industriale che concepisce “il progresso della civiltà come emancipazione dalla natura, dominio sulla natura esterna e superamento della natura interiore”;

- una visione selvaggia che recita che “alla natura si comanda soltanto ubbidendole, per padroneggiarla bisogna servirla, piegarsi alle sue leggi e alle sue ingiunzioni”.

Per superare la tensione è importante ritrovare la ciclicità e i tempi della natura anche nelle attività di sviluppo e nella vita delle città.

Il caso ILVA è emblematico, perché viene analizzato, non dal punto di vista delle due diverse visioni di Bodei, ma dal punto di vista del conflitto sociale: o lavoro o salute. In una visione a breve termine questa è probabilmente l’unica analisi possibile.

Tuttavia, ritengo che spetti alla politica ambientale una visione più ampia, una visione che ponga l’uomo al centro del percorso di sviluppo e che privilegi la conservazione delle risorse e delle generazioni future al progresso e alla crescita.

Il modello economico attuale è una complessa rielaborazione della Teoria Generale di Keynes, che aveva teorizzato un benessere diffuso, basato sull’idea che ciascun individuo debba poter disporre di un reddito capace di aumentare i consumi (la domanda aggregata), che a sua volta rimetta in moto la produzione e, di nuovo, il reddito e quindi ancora i consumi e gli investimenti, fino a generare un circolo virtuoso di rilancio del sistema economico nel suo complesso.

Questo modello ha certamente garantito un benessere diffuso, ma ha generato un elevato indebitamento e sfruttamento delle risorse naturali, utilizzate per promuovere l’aumento dei consumi (economia del debito).

Il caso ILVA e gli altri SENTIERI, sono casi emblematici di un peculiarità italiana, nella quale la produzione industriale è spesso posta all’interno dei contesti urbanizzati e a poca distanza da aree naturalistiche o turistiche di pregio. Una peculiarità, generata dalla non comune densità della popolazione e delle perle del paesaggio, che è diventata fonte di grandi conflitti sociali.

Quali idee, quali proposte per la politica ambientale?

1) Definire un nuovo modello economico, che sostituisca l’economia del debito, con l’economia della prevenzione.

2) Definire le regole per la transizione tra il modello economico del debito e il modello economico della prevenzione.

Il modello basato sull’economia della prevenzione è un sistema economico in cui lo sviluppo è basato sulla realizzazione di grandi opere o servizi di prevenzione, di risparmio e di manutenzione. Ad esempio:

- Un piano casa, per ridurre gli elevati consumi energetici delle nostre abitazioni.

- Un piano reti, per ridurre le perdite delle reti di distribuzione (idriche, elettriche) e promuovere il riuso di acqua per usi non potabili attraverso il raddoppio delle reti del servizio idrico integrato.

- Un piano recupero, per promuovere il riuso e il recupero delle materie prime secondo, riducendo i costi per i materiali, e riducendo il consumo di materie prime.

- Un piano mobilità, per ampliare la rete dei trasporti pubblici locali, e attuare la mobilità sostenibile nelle nostre città.

La riduzione dei consumi è spesso associata alla decrescita, ovvero alla riduzione del benessere diffuso. L’obiettivo dei tre piani sopra citati è duplice: favorire investimenti per lo sviluppo e l’occupazione nel breve-medio termine, e promuovere la conservazione delle risorse naturali nel medio-lungo termine.

La transizione tra il modello economico del debito e quello della prevenzione richiede: un adeguato profilo culturale, una narrazione convincente direbbero gli americani, ed efficaci strumenti amministrativi e fiscali.

La riduzione per legge delle emissioni e la complessa verifica di sistemi complessi, in cui molte e diverse cause possono produrre gli stessi effetti, anche in tempi diversi (si pensi all’accumulazione delle diossine, prodotte nel passato da impianti spesso dismessi) non garantisce a sufficienza la riduzione degli impatti ambientali.

L’introduzione della fiscalità ambientale, invece, ovvero un sistema fiscale basato sulla qualità della produzione e sulla quantità delle emissioni e non sulla quantità di produzione, promuoverebbe una efficace transizione. Questo modello fiscale può essere applicato all’ambito domestico e produttivo. Nel primo, gli oneri fiscali dovrebbe essere pagati non in funzione delle metriche spaziali (dimensioni delle abitazioni), ma in modo proporzionale al consumo di risorse: energia, rifiuti, acqua. Nel secondo, gli oneri fiscali dovrebbe essere pagati non in funzione della entità della produzione, ma in modo proporzionale al consumo di risorse: energia, rifiuti, acqua e alle emissioni in atmosfera di precursori di diossine e climalteranti.

Il nostro paese sembra un luogo ideale per la realizzazione dell’economia della prevenzione, proprio per le sue peculiarità: poche risorse primarie, molte aziende diffuse, straordinari patrimoni naturali e turistici.

Apprezzo la magistratura per la determinazione con la quale ha chiesto l’applicazione delle regole, e apprezzo il buon lavoro di coesione svolto dal governo. Tuttavia, ritengo che la proposta politica debba essere più articolata e ambiziosa. Da ILVA e SENTIERI può nascere un nuovo modello economico per il nostro paese e la tutela del suo territorio: nuove tecnologie per la produzione manifatturiera, attenzione al livello di emissioni e ammortizzatori per i lavoratori.

* Il Progetto SENTIERI è stato condotto e finanziato nell’Ambito del Programma Strategico Ambiente e Salute (Ministero della Salute – Ricerca Finalizzata 2006 ex art 12 DLgs 502/1992). Lo studio ha preso in considerazione 44 dei 57 siti oggi compresi nel “Programma nazionale di bonifica”, che coincidono con i maggiori agglomerati industriali nazionali. La mortalità è stata studiata per ogni sito, nel periodo 1995-2002, attraverso i seguenti indicatori: tasso grezzo, tasso standardizzato, rapporto standardizzato di mortalità (SMR) e SMR corretto per un indice di deprivazione socioeconomica messo a punto ad hoc.

E’ emerso che la mortalità in tutti i siti, per le cause di morte con evidenza a priori Sufficiente o Limitata per le esposizioni ambientali presenti supera l’atteso, con 2439 decessi in eccesso per gli uomini e 1069 decessi per le donne. Tale sovramortalità si riscontra anche estendendo l’analisi a tutte le cause di morte, cioè non solo per quelle con evidenza a priori Sufficiente o Limitata: il totale dei decessi, per uomini e donne, è di 403692, in eccesso rispetto all’atteso di 9 969 casi, con una media di oltre 1200 casi annui, (Fonte http://www.epiprev.it).

Alberto Bellini

Assessore all’ambiente del Comune di Forlì

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