Aeroporto. Consiglio Comunale, 7 maggio 2012 – L’intervento del Sindaco

[...Ma la storia del nostro aeroporto non finisce qui. Essa continua, con o senza Seaf. E a questo lavoreremo fin dalle prossime ore...].

Aeroporto. Consiglio Comunale, 7 maggio 2012

Consiglieri, Cittadini,

facciamo il punto. Il 2 maggio, la Sab ha detto “no”: no all’entrata in Seaf, approfittando della ricapitalizzazione aperta, e in scadenza il prossimo 15 maggio. Di conseguenza, l’Assemblea dei soci, il 3, ha preso atto della situazione, aggiornandosi al 14 per assumere le decisioni conseguenti. Il 4, a Roma, il Direttore Generale di Enac mi confermava la volontà, in caso di liquidazione di Seaf, di mettere a gara la gestione dell’aeroporto, visto che la concessione sarebbe immediatamente revocata e rimessa alla disponibilità del concedente (cioè Enac medesima).

Entro quanto? Stamane il Presidente di Enac sosteneva che le procedure sarebbero avviate entro 60 giorni: si tratterebbe quindi di rendere compatibile la liquidazione di Seaf – non più rinviabile dopo il triplice tentativo andato a vuoto della privatizzazione, di Sar e di Sab – con la gara per una nuova gestione. Mercoledì saremo a Roma per parlarne con Vice-Ministro e Presidente di Enac.

Nel frattempo, la Regione sta predisponendo le necessarie tutele per i lavoratori.

Il nostro obiettivo è conservare l’operatività della scalo, ovviamente; quanto a Seaf, società pubblica in profondo rosso praticamente da sempre, i mutamenti intervenuti, a partire dalla crisi del 2009-10, a livello di finanziaria e a livello legislativo ne decretano, di fatto, la chiusura. Che, come soci, cercheremo di gestire nel massimo rispetto delle parti coinvolte.

Situazione delicata, delicatissima, quella che si snoda da qui all’assemblea Seaf del 14 maggio, punto di arrivo di questi passaggi.

Il Comune, in questi anni, ha cercato di trovare una soluzione all’affaire Seaf, sostenendo a più riprese che non era possibile una partecipazione pubblica di questo tipo: i Municipi, ma anche le Province e la Regioni, devono far altro. L’obiettivo era la privatizzazione. Ma ci siamo ben presto resi conto che alle grandi società aeroportuali interessano “sistemi regionali”, non singoli, piccoli aeroporti: così ci ha risposto Save – con grande nettezza -, così anche ci ha confermato a più riprese il Dr Gamberale.

Quindi, necessità di rilanciare il sistema regionale. E ci abbiamo creduto. Lo abbiamo fatto con Sar prima, poi contando sulla regia di Sab, sollecitata dalla Regione. Non chiedevamo nulla di particolare, non abbiamo preteso mai nulla: solo di dare un senso e un ruolo allo scalo – qualunque esso fosse – all’interno del “sistema”. Gli enti locali, sia pure più defilati, avrebbero continuato ad aiutare, a rendere possibile la sostenibilità economica del progetto. Che comunque, lo si ripete, era destinato a rendere appetibile la privatizzazione.

Non ci siamo riusciti. E qui è giusto dire che il Comune di Forlì è stato sconfitto. Sconfitto non sul terreno industriale – perché Seaf era una società in crisi e difficilmente difendibile già nel 2009, al tempo dei disastrosi contratti Wind Jet, dettati da una logica competitiva rivelatasi enormemente costosa e ben presto insostenibile: questi tre anni sono trascorsi nei diversi tentativi di salvaguardare gl’investimenti pubblici fatti, attraverso approdi societari che garantissero una reale gestione industriale, fatta da esperti e tecnici veri -; sconfitto non sul terreno industriale, dicevo, perché lì la vittoria era impossibile data la natura quasi esclusivamente pubblica della Società, data la caratteristica del business e data l’assenza di una reale tessuto d’impresa a supporto (è duro ammetterlo, ma è così), bensì sul terreno del “sistema regionale”. Nella cui necessità ho creduto e credo sinceramente.

Le politiche di area vasta di riorganizzazione territoriale, di fusione e di gestione a scala ampia dei servizi, sono il nostro futuro.

Ne sono convinto. Ma i vari notabilati locali municipalisti non ci credono e le evocano ipocritamente come copertina retorica. Essi perseguono linee di salvaguardia e di eccellenza totalmente tarate sulla scala cittadina, pensando che così si salveranno consenso e interessi dei ceti dirigenti. Può darsi, nel breve. Ma nel medio periodo? E non si tratta di colore politico.

La sconfitta oggi tocca in primo luogo, e duramente, le amministrazioni Pd – e lo dico chiaramente -, titolari del potere dalla Regione ai comuni interessati; ma i giornali hanno riportato posizioni non dissimili, nei vari territori, attribuibili ai partiti dell’opposizione. Dunque, la testa è questa. Non ci fidiamo gli uni degli altri. Non riusciamo a farci carico collettivamente dei problemi. Non riusciamo neppure a dirci le cose come stanno, se non costretti con una pistola alla tempia. Ho scoperto, in questi tre anni, che le istituzioni non solo pensano, ma che possono anche mentire. E non è stato piacevole.

Con gente così, questa terra, questa Regione, non andrà da nessuna parte. E lo dico infischiandomene di quello che mi succederà personalmente. L’ho sempre sostenuto, da professore; lo sostengo da sindaco; continuerò a sostenerlo, domani, da sindaco o da professore. C’è una grande pagina di rieducazione collettiva da scrivere; c’è anche bisogno di un’opinione pubblica consapevole e di un bagno salutare nella realtà da parte di tutti.

Io, ora, cercherò di salvaguardare il destino dello scalo e l’avvenire di chi ci lavora per quanto sarà in mio potere; e non mi occuperò di gestire l’uscita di scena di Seaf nella maniera più trasparente. Concordo, peraltro, sul tono e sui contenuti col volantino testé fatto distribuire da Cgil, Cisl e Uil di Forlì, che ringrazio per il senso di responsabilità e per lo spirito di collaborazione.

Di chi la colpa? Chiedeva l’altro giorno un giornalista. Gli ho risposto che a me interessano più le cause delle colpe. Ecco, se dovessi rispondere alla domanda: quale la causa? – direi: di un ceto politico ed economico-amministrativo che non è all’altezza del dramma che vivono il nostro paese e della nostra terra. Finché c’erano risorse, era facile: bastava aprire i rubinetti. Anche gli errori potevano apparire non così gravi. Ma ora che il partito trasversale della spesa pubblica non esiste più, che bisogna fare i conti con controlli giustamente più stringenti, gli alibi sono improvvisamente caduti. E restano le cose nella loro nudità; e qui si misura la capacità o meno di chiamarle con il loro nome.

Un’amministrazione locale non può gestire aeroporti in prima persona: deve fare altre cose, più specifiche e più tipiche: dal welfare ai lavori pubblici, ai servizi. Noi abbiamo cercato di “cambiare natura” a Seaf, trasferendola ad attori più pertinenti, privati o “di sistema”. Le abbiamo provate tutte per tre lunghi anni, fra accelerazioni e battute d’arresto. Ripeto: non ci siamo riusciti.

Ma la storia del nostro aeroporto non finisce qui. Essa continua, con o senza Seaf. E a questo lavoreremo fin dalle prossime ore.

Roberto Balzani

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