24/25 ottobre | “4 Agosto ’74. Italicus, la strage dimenticata”

Un documentario di Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo ripropone la tragedia del treno Italicus tra ricostruzione storica, strategia della tensione e golpe mancato: segreti di Stato, ferite ancora aperte e colpevoli perduti.

“4 AGOSTO ’74.  ITALICUS, LA STRAGE DIMENTICATA”

Un documentario di Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo ripropone la tragedia del treno Italicus tra ricostruzione storica, strategia della tensione e golpe mancato: segreti di Stato, ferite ancora aperte e colpevoli perduti.

Forlì, 17 ottobre 2011 – A una settimana dalla Prima nazionale al cinema “Saffi” di Forlì in programma lunedì 24 e martedì 25 ottobre, alle ore 21.00 (alla proiezione interverrà anche il Sindaco Roberto Balzani), gli autori Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo hanno incontrato la stampa presso la Sala Randi del Comune per presentare il loro documentario lungometraggio “4 AGOSTO ’74. Italicus, la strage dimenticata”.

Il documentario, prodotto da Officinemedia con il sostegno di alcuni partner pubblici e privati, è composto di diverse interviste, filmati e foto d’epoca. Realizzato in digitale Alta Definizione (HD), presenta l’inserimento di materiale in pellicola super8, adatta soprattutto a ricreare un tono fotografico riconducibile agli anni ’70.

Il sound design di Gianluca De Lorenzi si è ispirato al grande cinema d’inchiesta italiano di quell’epoca, in particolare al lavoro di Piero Piccioni.
“L’analisi e la ricostruzione storica – ha spiegato il regista Alessandro Quadretti – sono alternate a sguardi privati, destinati a raccontare i riflessi più intimi dell’evento terroristico. Il ritmo del montaggio scandisce un dialogo ideale tra la sfera prettamente storico-politica di studiosi, magistrati, giornalisti, ex-terroristi e quella interiore espressa dal vissuto di alcune vittime, tramite foto e ricordi familiari”.
Tra le storie delle dodici vittime di quell’attentato, le più significative risultano quelle della famiglia Russo – in cui morirono padre, madre e un figlio mentre altri due rimasero gravemente ustionati – , del turista giapponese Tsugufumi Fukada e del ferroviere forlivese Silver Sirotti, morto a 24 anni nel tentativo di soccorrere i passeggeri e Medaglia d’oro al valor civile.

Le loro voci nei giorni e negli attimi precedenti la tragedia, interpretate da attori, restituiscono in modo diretto e misurato la dimensione del dramma personale.
Ciò che avvenne sull’espresso Roma-Monaco di Baviera all’una e ventitre antimeridiana del 4 agosto 1974, all’immediata uscita della galleria ferroviaria di San Benedetto Val di Sambro, con 12 morti e 105 feriti, di cui 44 gravi, rappresenta il più sanguinoso attentato terroristico dinamitardo perpetrato nel decennio maggiormente violento del dopoguerra italiano.

“Ciononostante -, ha precisato lo storico Domenico Guzzo – questa tragedia si presenta come la strage meno ricordata, meno commemorata, meno analizzata e considerata dalla storiografia e dalla memoria nazionale.

Una tale negligenza del ricordo è dovuta a ragioni che vanno dall’assenza di un’associazione di familiari delle vittime alla sfortunata coincidenza di date con la strage di Bologna del 2 agosto 1980 che, con la sua preminenza mediatica, monopolizza ogni agosto i dibattiti commemorativi sul dramma della violenza politica in Italia”.
La bomba piazzata sull’espresso Roma-Monaco di Baviera “Italicus” venne concepita per produrre un’ecatombe: si trovava su un treno con oltre 400 passeggeri e con il timer regolato per detonare all’orario di arrivo nel più importante snodo ferroviario italiano, Bologna.
“Il numero di dodici vittime, esiguo rispetto alle previsioni terroristiche, si spiega solo in virtù di un accidente fortunoso: un ritardo di ventisei minuti sposta la detonazione all’uscita della galleria di San Benedetto Val di Sambro. Se fosse scoppiata all’interno del tunnel, i morti sarebbero stati centinaia” ha proseguito Guzzo.
Come per tutte le stragi legate alla strategia delle tensione, la magistratura non è riuscita a provare pienamente la colpevolezza dei mandanti e degli esecutori materiali dell’attentato all’Italicus.
A chi si affaccia oggi su quella tragedia, resta soltanto una plausibile ricostruzione storica, ma nessuna certezza giudiziaria. “Questo documentario – ha concluso Alessandro Quadretti – intende appunto raccontare, a quasi 40 anni di distanza, un dramma privato e collettivo, restituendolo a chi vuole leggere i fatti senza censure e omissioni. In quest’ottica, il film rivela diverse testimonianze inedite, provenienti sia da documenti riservatissimi che da alcuni mitizzati protagonisti dell’estremismo nero”.

Tra gli oltre venti intervistati figurano inquirenti, magistrati, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni, avvocati, storici, militanti politici e testimoni.  Di particolare interesse i contributi del senatore Giovanni Pellegrino (presidente della Commissione stragi) e del senatore Sergio Flamigni (membro delle Commissioni parlamentari d’inchiesta (“Moro”, “P2″ e “Antimafia), il presidente della Corte d’Assise di Bologna Leonardo Grassi (all’epoca istruttore del processo “Italicus – bis”),

Durante la Conferenza stampa è stato proiettato il trailer del documentario, visionabile su http://vimeo.com/30183317

Schede autori

Alessandro Quadretti, nato a Forlì il 25 gennaio 1974, laureato in Storia Contemporanea all’Università di Bologna, si è successivamente diplomato al corso biennale di regia della Scuola di Cinema Televisione e Nuovi Media di Milano.

È regista, operatore di ripresa, montatore e docente di storia e linguaggio del cinema. Ha diretto tre lungometraggi – “4 AGOSTO ’74, Italicus, la strage dimenticata”, “Didi-bahini (Sorelle)” e “La saponificatrice. Vita di Leonarda Cianciulli”, distribuito in sale cinematografiche, finalista al FIPATEL 2009 di Biarritz (Francia) e al Tallahassee Film Festival 2009 (USA), distribuito in 3.000 copie in allegato a Il Resto del Carlino nel 2010.

Il suo mediometraggio “L‟acqua sulla pelle”, prodotto da H3G nel 2007, è finalista a Visionitaliane 2008. Tra i cortometraggi: “Le acque di Pilato” vincitore del bando FAI il tuo film 2010 e menzione speciale al Milano Film Festival 2010; “Antonio ferroviere” vincitore del 3° premio al concorso nazionale “CORTO SICURO 2007”, lodato con lettera autografa del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, menzione speciale della giuria al Pentedattilo Film Festival 2007; selezionato per la rassegna “Colpe di stato” – Milano Film Festival 2007; finalista a Visionitaliane 2008; selezionato nel 2008 dalla FICE Emilia-Romagna per Doc.in tour; “Insideout”, vincitore del Concorso a tema fisso del BellariaFilm Festival 2005, e “Come mi vuoi”, vincitore del premio “Tregisti” alla Festa Internazionale del Cinema di Roma 2006 e finalista al Festival itinerante Corto!Italia! 2007 di Brema/Berlino.

Domenico Guzzo, nato a Losanna (Svizzera) il 26 giugno 1982, laureato in Scienze internazionali e diplomatiche all’Università di Bologna – Sede di Forlì, svolge ricerche per l’Università di Grenoble II e l’Università di Siena nell’ambito della dimensione urbana del terrorismo politico.

Da giugno 2010 è collaboratore della Fondazione Ruffilli di Forlì, per l’archiviazione e la valorizzazione storiografica dell’archivio Walter Ronchi (riviste del Guf, gruppo universitario fascista di Forlì, 1939-1943) e dell’archivio Giacomo Paulucci de Calboli (presidente dal 1933 al 1940 dell’Istituto Luce).

È autore della monografia “La morte fra la Piazza e la Stazione. Storia e Cultura Politica del terrorismo in Italia negli anni ‘70”, pubblicata da Agemina nel 2008, di saggi in opere collettanee, di articoli scientifici su riviste francesi, svizzere e italiane, in tema di storiografia ed epistemologia della violenza politica in Italia, di dialettica fra storia e avanguardie artistiche, di emigrazione italiana nel XX secolo.

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