150° Dell’Unità d’Italia: riflessioni del Sindaco di Forlì Roberto Balzani

Sulle vicende che riguardarono la Romagna e le annessioni.

UFFICIO STAMPA DEL COMUNE DI FORLÌ
01.03.2010
Foglio Notizie n.85
 
150° DELL’UNITA’ D’ITALIA: RIFLESSIONE DEL SINDACO DI FORLI’ SULLE VICENDE CHE RIGUARDARONO LA ROMAGNA E LE ANNESSIONI
 
Ottorino Bartolini, in una presa di posizione pubblicata nei giorni scorsi sugli organi di informazione, ricordava con precisione le fasi concitate che portarono, fra la seconda metà del 1859 e il marzo 1860, all’annessione dell’attuale Emilia Romagna al Piemonte. Il punto sollevato da Bartolini è di carattere “onomastico”: perché al momento di raccogliere i consensi degli ex Ducati e delle ex Legazioni (queste ultime chiamate allora unitariamente “Romagne” al plurale), Farini reinventò di fatto il nome “Emilia”, che non aveva più corso – nella definizione delle unità amministrative cispadane -, da millenni? La tesi dei “romagnolisti” è che l’assenza di un riferimento esplicito alla Romagna avrebbe annichilito l’identità della nostra terra, di fatto rendendola subalterna alla classe dirigente emiliana. Ma questa impostazione, a mio modo di vedere, tradisce un presupposto anacronistico, e quindi antistorico.
Primo punto: l’uso di “Romagne” al plurale metteva insieme, com’è noto, cose del tutto diverse: da Bologna a Ferrara, da Forlì a Ravenna. Gli stessi bolognesi, come risulta dall’opuscolo di Carlo Frulli, edito nel 1851, ne indicavano l’origine arbitraria, transitoria e tutta “politica”. Punto secondo: Farini aveva bisogno di portare a Torino un territorio, se non omogeneo come la Toscana, almeno formalmente unificato.
In questa prospettiva, per distruggere i campanili – come diceva lui – sarebbe stato indispensabile usare un nome del tutto nuovo, che non potesse essere percepito da una parte come elemento di prevaricazione sull’altra. Una questione peraltro più simbolica che altro, dal momento che di istituzioni regionali non si sarebbe parlato per quasi un secolo. Dal momento che nessuno degli ex Ducati conteneva la parola “Emilia”, così come le Legazioni del resto, si optò per il toponimo romano, il più prossimo – anche sotto il profilo dell’estensione geografica d’età augustea – a ciò che materialmente sarebbe diventata la regione nel 1861. Di qui la scelta. Non credo vi fossero, in Farini, pregiudizi antiromagnoli (dal momento che lui stesso era di Russi): il problema, a suo avviso, era piuttosto lo sradicamento dei municipalismi, germi in grado di vanificare la spinta verso l’unificazione reale del paese. L’Emilia Romagna è l’unico caso, fra il 1859 e il 1861, di una regione (allora mero contenitore statistico, si badi bene!) sorta dall’aggregazione di entità statali diverse e preesistenti. Capire come ciò accadde, mi pare un utile esercizio in vista del 150° della nostra Italia.
 
Roberto Balzani
Sindaco di Forlì

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