La Pala del Carrari – I colori ritrovati

Forlì, Musei di San Domenico , Sala del Refettorio. Sabato 17 ottobre 2009, ore 16,00

UFFICIO STAMPA DEL COMUNE DI FORLÌ
13.10.2009
Foglio Notizie. 270
 
LA  PALA DEL CARRARI
I COLORI RITROVATI

Forlì, Musei di San Domenico , Sala del Refettorio. Sabato 17 ottobre 2009, ore 16,00
 
Da sabato 17 ottobre 2009 i visitatori dei Musei di San Domenico di  Forlì potranno nuovamente ammirare la grande pala d’altare raffigurante l’Incoronazione della Vergine e i Santi Benedetto, Mercuriale, Giovanni Gualberto e Bernardo Uberti che Baldassarre Carrari (attivo dal 1489 al 1516)  eseguì per l’abbazia  cittadina di San Mercuriale apponendo la firma e la data del 1512 su un bigliettino collocato ai piedi delle figure dei santi e che ora, dopo un lungo e impegnativo intervento di restauro, viene nuovamente esposta al pubblico nei suggestivi spazi della Pinacoteca, affiancata da un efficace apparato didattico. 
Il recupero dell’importante dipinto, sofferente da anni a causa di puliture e aggiustamenti inadeguati e di una fitta traversatura che bloccava i naturali movimenti del supporto ligneo, è stato promosso congiuntamente dall’amministrazione comunale di Forlì e dall’Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna attraverso il proprio servizio Musei e Beni Culturali. Offrendo un riferimento cronologico certo, entro un percorso artistico ancora per molti aspetti da ricostruire, la pala vallombrosiana riveste una particolare importanza per comprendere l’opera  di  Baldassarre Carrari, esponente di assoluto rilievo entro il panorama artistico romagnolo dei decenni di passaggio tra Quattro e Cinquecento, attento sia alle novità della grande arte veneziana contemporanea sia ai modi  espressivi peculiari della più vicina officina ferrarese. Eseguito con la tecnica della pittura ad olio su quattro assi  di pioppo ricavate da un unico tronco, il maestoso dipinto subì nel tempo diversi successivi interventi che ne alterarono non solo la cromia originale ma interessarono anche la traversatura di sostegno, sostituita completamente,  ma della quale  rimane l’inequivocabile impronta sul supporto. La realizzazione del delicato intervento di restauro, finalizzata al recupero totale delle stesure pittoriche originali e alla realizzazione di una nuova traversatura mobile con ancoraggi elastici, concepita secondo le più moderne metodologie messe a punto dal fiorentino Opificio delle Pietre Dure, è stata preceduta dallo studio preliminare dei materiali e delle tecniche impiegate sia dal Carrari medesimo sia  dagli autori dei  ripetuti  interventi di ripristino pittorico e strutturale che il dipinto ha subito nel corso del tempo. Di questi ultimi non è possibile precisare né date né nominativi ad  eccezione di una  prima  ridipintura, documentata da un secondo bigliettino recante la data del  1576 ed una iscrizione riferita al “rinnovo” dell’opera. Effettuato per mano di un pittore manierista (forse il forlivese Livio Modigliani) a distanza di soli sessant’anni dall’esecuzione dell’opera, questo intervento solleva  un interrogativo circa la qualità della pittura originaria. Sorge il dubbio che la pala di San Mercuriale fosse stata consegnata con qualche difetto, forse dovuto alla tecnica impiegata , la pittura ad olio, nuova per gli artisti della generazione di Carrari, nato intorno al 1460, e la cui formazione era avvenuta con colori a tempera. A presentare al pubblico  gli esiti dell’intervento conservativo saranno i rappresentanti degli enti che l’ hanno promosso e sostenuto: il Sindaco  del Comune di  Forlì Roberto Balzani  insieme all’Assessore alla Cultura, John Patrick Leech  ed  Alessandro Zucchini,  Direttore dell’ Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna,  partner attivo dell’iniziativa . 
Le scelte operative saranno invece illustrate dai tecnici:  Luciana Prati, Direttrice dei Musei di San Domenico e coordinatrice del lungo iter  del  restauro, Anna Maria Colombi Ferretti, che ne ha diretto le metodologie per la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Bologna seguendone passo passo le diverse fasi, e infine  la restauratrice Marisa Caparra che con abilità ha “ritrovato” i colori originari e messo in sicurezza le tavole lignee restituendo  all’opera piena leggibilità.

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