Forlì premia l’impatto 0

In edilizia, a Forlì le fibre naturali battono il polietilene. All’interno della fitta parcellizzazione dei vincoli edificatori apportati dall’introduzione del piano casa in regione (che costringe a un frenetico aggiornamento i progettisti, obbligati a studiare le diverse leggi approvate da comune a comune), la città romagnola ha infatti coniato uno strumento alquanto nuovo per migliorare [...]

In edilizia, a Forlì le fibre naturali battono il polietilene. All’interno della fitta parcellizzazione dei vincoli edificatori apportati dall’introduzione del piano casa in regione (che costringe a un frenetico aggiornamento i progettisti, obbligati a studiare le diverse
leggi approvate da comune a comune), la città romagnola ha infatti coniato uno strumento alquanto nuovo per migliorare la qualità ambientale dei suoi edifici.

Se la normativa dell’Emilia Romagna parla di «applicazione integrale dei requisiti di prestazione energetica», Forlì ha deciso di perfezionare ulteriormente il provvedimento (delibera n. 128 approvata dal Consiglio il 14 settembre 2009) richiedendo l’uso di
materiali non solo migliorativi per le prestazioni energetiche della casa ma anche con un basso impatto ambientale per la loro stessa
produzione.

In altre parole, al posto dei materiali sintetici per l’isolamento termico degli edifici, largo a fibre naturali e prodotti a filiera corta, permettendo di abbattere i livelli di inquinamento su entrambi i fronti: quello del normale utilizzo per le utenze casalinghe ma anche del depauperamento delle materie prime.

«È un provvedimento nuovo – spiega l’assessore all’Urbanistica del Comune, Paolo Rava – che abbiamo voluto inserire nell’applicazione del piano casa regionale del nostro comune per tutti quegli edifici situati nelle aree A6, le zone di campagna che, secondo la normativa regionale, sarebbero considerate vincolate». Invece di bloccare questo tipo di interventi, aggiunge, «abbiamo preferito permettere ampliamenti e ristrutturazioni (ma non demolizioni e ricostruzioni) a patto che, oltre a migliorare i canoni energetici della struttura, venissero anche utilizzati materiali che richiedono, secondo una scala di misura appositamente adottata, uno spreco di energia per l’estrazione, la lavorazione e il trasporto più basso di quelli tradizionali». Un esempio: il polietilene richiede un consumo medio di energia pari a 130 megajoule mentre le fibre naturali solo 32.

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